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Salento: Informazioni utili
I Castelli
Non meno di venti castelli fanno del Salento una poderosa unica fortezza, granitico baluardo, insieme con le torri costiere e con le masserie
fortificate dell’interno, alle centinaia di invasioni che nei secoli hanno fatto di questa provincia una terra di conquista per Normanni, Svevi,
Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Veneziani, Saraceni.
La configurazione attuale di quasi tutti i castelli del Salento risale al periodo rinascimentale, anche se molto spesso i vari complessi
inglobano precedenti costruzioni, come ad esempio nel caso del castello di Copertino, di Gallipoli, di Otranto, di Acquarica del Capo, di
Presicce, di Morciano di Leuca e di Roca Vecchia.
Emblematici il Castello di Carlo V, a Lecce e la città fortificata, con baluardi e fossato, di Acaja (nel comprensorio di Vernole),
a pochi chilometri di distanza dal capoluogo salentino. Siamo di fronte a due espressioni massime sul fronte dell’architettura militare del
Rinascimento non solo salentino ma di tutto il territorio nazionale, opera del valentissimo architetto Gian Giacomo dell’Acaja, caro al cuore
dello stesso imperatore Carlo V.
Un cenno a parte spetta al Castello di Corigliano d’Otranto, sintesi superba di funzionalità militare e di bellezza artistica. E’
sicuramente il più ricco di decorazioni scultoree dell’intera provincia e tra i più visitati e ammirati del Sud Italia.
Le masserie fortificate
Le opere fortificate sono più frequenti nel Sud della penisola, avamposto cristiano contro gli infedeli: opere militari superbe conservano Salve, Morciano di Leuca (Castello Castromediano), Giuliano e Salignano (Castrignano del Capo), Alessano (residenza fortificata dei Gonzaga), Acquarica del Capo, con il castello sforzesco del XV secolo, Scorrano, Taurisano, Tricase, con l’imponente trecentesco Palazzo Gallone al quale guardano l’intatto castello trecentesco di Depressa e quello quattrocentesco dei Trane di Tutino, Racale, Parabita, Palmariggi, Otranto con lo splendore del castello e della Torre alfonsina, teatro di disperate resistenze, il castello degli Acquaviva di Nardò, Gallipoli (che ingloba fortificazione bizantina e fondazione angioina, con Rivellino del 1522, e poderosi bastioni), Galatone, Copertino (con possente castello cinquecentesco, ornato da un arco di trionfo, e con annessa cripta paleocristiana), per finire con Castro, il cui castello sorto sui resti dell’antica rocca romana domina il Canale di Otranto ed è sentinella vigile sul mare.
Le Torri
Speculare al destino dei castelli è la vicenda propria delle torri costiere e delle numerose masserie fortificate in Terra d’Otranto, le prime
distribuite in un’ideale catena come sentinelle lungo il litorale ionico e adriatico per avvistare le feluche saracene, le seconde dislocate
strategicamente nelle aree classiche dei comprensori di Lecce, Nardò, Ugento, protagoniste dal XV al XIX secolo di una vera e propria epopea
(le lotte dell’uomo contro i Turchi e contro i briganti di tutte le stagioni, le lotte della classe padronale terriera contro le minacce populiste,
le lotte del contadino per la propria sopravvivenza fisica).
Le torri di avvistamento e di segnalazione, innalzate nel tardo Cinquecento sono, nella loro severa essenzialità, dei veri e propri gioielli di
edilizia militare che connotano fortemente le coste salentine. Il turista potrà incontrarle in ogni luogo, e sarà sempre una gradita sorpresa
ammirarle in controluce, quando il sole muore dentro il mare, a suggello di una storia che, da queste parti, è stata storia di vele corsare, di guerre,
di tradimenti e di sconfitte.
La civiltà del bianco
Sono queste pietre, insieme con altre originalissime costruzioni come i forni, i frantoi ipogei di Vernole, di Sternatia, di Copertino, di Cutrofiano, di Morciano di Leuca, di Gallipoli e di Galatina, le torri colombaie, le neviere di Lecce, di Trepuzzi, di Calimera, di Acaja, le pozzelle, i cisternoni, i trulli ad ogiva di Specchia, di Otranto, e di Borgagne, i pagliari di Calimera e di Martano, i ripari a gradoni del Capo di Leuca, gli apiari, i fantasiosi pozzi artesiani e le migliaia di ripari stagionali in pietra disseminati in ogni angolo della provincia, a creare quella civiltà del bianco che è il vero, unico e definitivo elemento discriminante del Salento in tutto il mondo. Bianco, eredità greca e mediterranea, che trova nelle pietre (dalle architetture primordiali fino a quelle religiose, civili e militari) la sua più stupefacente e sempre viva interpretazione.
Le città del Barocco
Discorso a parte merita il barocco, la più alta drammatizzazione della fede nell’arte, che raggiunge il suo apice nella straordinaria bizzarria architettonica della città di Lecce, capitale mondiale del barocco. La Basilica di Santa Croce vale da sola un viaggio nel Salento, anche dai punti più sperduti del pianeta. Lecce è il tripudio del barocco e della pietra leccese, dalle magnifiche facciate delle chiese, dei conventi e degli edifici pubblici e privati fino al più umile dei suoi balconi e dei suoi portali. Il barocco a Lecce e negli altri centri della provincia interessati da questo fenomeno plateresco, come la greca Galatina (ricca di testimonianze settecentesche, tra cui spicca la Cattedrale dedicata ai SS. Pietro e Paolo), l’altrettanto greca Galatone (con il ricchissimo Santuario del Crocifisso della Pietà, la chiesa dei Domenicani e la chiesa Maggiore), Nardò (con la barocca Piazza Salandra e la notevolissima chiesa di San Domenico), Gallipoli, Alessano, è l’elegia dell’arte religiosa nel Salento, l’ultima sua grande espressione.
La Costa Salentina
Proteso per più di 150 chilometri tra i due mari che ne hanno modellato morfologia e storia, il Salento ha uno sviluppo costiero altamente suggestivo e incantevole.
Chi volesse realizzare il circuito dei due mari, lungo poco più di 200 chilometri, dovrebbe partire da Casalabate e lasciarsi condurre dalla costa bassa e sabbiosa verso sud, attraverso Torre Rinalda, Torre Chianca e Frigole, ombreggiate da lussureggianti pinete, fino a San Cataldo, con i resti della messapica Lupiae e del porto romano di Adriano, e poi proseguire lungo la panoramica Statale 611 fino alle Cesine, una delle più suggestive e interessanti zone umide d’Europa, protetta da una specifica Convenzione internazionale.
Da qui, direzione Otranto, superando i centri attrezzati balneari di San Foca, Roca Vecchia, Torre dell’Orso e Sant’Andrea, si trovano località ancora intatte e incontaminate, protette da basse pinete digradanti fino alle dune del mare, e scali-rifugio per gli amanti della vela e della nautica da diporto.
I Laghi Alimini preannunciano Otranto. Sono due specchi d’acqua variamente salmastri, con risorgive dolci, che corrono paralleli lungo la costa, caratterizzati da vegetazione palustre e da fitti canneti che ospitano rarissime specie vegetali, come la carnivora erba vescica, le orchidee di palude e l’erica salentina. Oasi di protezione faunistica, i laghi sono meta di folaghe e di aironi cinerini.
Otranto è tra le più emozionanti località di mare dell’intera provincia. Basterebbero per eleggerla tappa privilegiata del turista, in ogni stagione dell’anno, la sua storia portentosa, martoriata dall’ira memorabile dei saraceni che si lasciarono dietro un deserto di lacrime e di sangue, e le perle della sua archiettura civile, militare e religiosa, compendiate in un’atmosfera tutta levantina. Dalla Punta Palascia, l’estremità più orientale d’Italia, nelle giornate terse è possibile scorgere, al di là dello Stretto, le montagne e le coste dell’Albania. Otranto è il cuore bizantino, è la memoria saracena, è il mosaico della vita nella Cattedrale, è il portentoso bestiario di un monaco paziente che ad una ad una sistemò le tessere policrome della vita. Passare da qui è non essere più gli stessi.
La litoranea che vi si dipana, verso Castro, è uno degli itinerari turistici più allettanti della regione, con dislivelli che superano a volte gli ottanta metri a picco sul mare, e il suo percorso, a serpentina, sembra progettato dalla natura per tenere desto l’interesse del viaggiatore in ricerca di nuove sensazioni.
Qui è tutto un precipitare vorticoso di storia, di natura e di leggende: dopo la Torre del Serpe, simbolo della città idruntina e metaforicamente insanguinata dai depositi di bauxite, Porto Badisco, fiordo in miniatura e santuario della preistoria, immerso tra oleandri e fichidindia; la sulfurea Santa Cesarea Terme, rinomata per le sorgenti idroterapiche delle sue quattro grotte e per il turismo termale. Dal suo Belvedere lo sguardo può perdersi fino alla diafana Leuca, in uno mosaico variopinto di costruzioni in stile moresco e mediterraneo i cui colori si stemperano nel verde fitto dei boschi e delle pinete e nel pastello tipico della macchia mediterranea.
Ai margini di questa splendida terrazza, le falesie a picco sul mare e le grandi grotte: «Romanelli» e «Zinzulusa», a riportarci indietro in tempi oscuri, magnifiche per l’habitat naturale e per lo scenario che fa loro da cornice. Tuffarsi in questo mare è una delle esperienze più esaltanti che il turista potrà ricordare, per la trasparenza delle acque e per la possibilità di accedere nei grandi templi della preistoria.
Le domina Castro, dall’alto della Città Vecchia e del castello, al quale fanno da controcanto il porto e una delle insenature più affascinanti della regione, splendida al punto di meritarsi la Bandiera Blu della Comunità Europea per la purezza del mare. Mare altrettanto cristallino e attrezzato sulla costa di Andrano, famosa per la sua «Grotta Verde» dalle baluginanti stalattiti, altra Bandiera Blu europea, fino al litorale di Tricase, con il suo porto e il suggestivo, pescosissimo Canale del Rio, parallelo a Marina Serra, dove i capricci dei giganti hanno creato fantastici precipizi della costa in mare.
Più in là, il Canale della Torre del Ricco a Corsano, l’azzurro promontorio di Novaglie (Gagliano del Capo), un altro orrido marino, il Canale del Ciolo con l’omonima grotta preistorica e ponte panoramico, e le grotte spettacolari per luci e bagliori delle Bocche di Terrarico, a Gagliano del Capo.
Doppiata Punta Ristola, il paesaggio cambia sensibilmente. Alla costa alta e selvaggia, subentrano scogliere più basse e distese di sabbia, terre rosse e vigne, interrotte da torri cinquecentesche e da spiagge attrezzate e fortemente antropizzate con strutture ricettive e villaggi turistici. Storie di barbaresche incursioni danno il nome alle singole località: Torre dell’Omo Morto e Torre Marchiello (Castrignano del Capo), Torre Vado (Morciano di Leuca), Torre Pali (Salve), Torre Mozza e Torre San Giovanni (Ugento), Torre Suda (Racale), centri balneari e sedi del turismo invernale, che hanno saputo coniugare le bellezze naturali con le emergenze storiche e culturali dell’entroterra, facendo di questo lembo di penisola un formidabile apparato turistico da vivere pienamente in ogni stagione dell’anno.
Di particolare interesse, per i naturalisti, in questo tratto di costa, i bacini di Ugento, che rappresentano un’altra straordinaria riserva naturale, zona umida caratterizzata dall’habitat palustre di giunchi e canne (che vanno ad alimentare una delle attività più tipiche dell’artigianato salentino) e dal transito di splendidi uccelli come i cigni reali.
«Paiare» e muretti a secco punteggiano la costa finché lo Ionio non svela in tutto il suo splendore Gallipoli, la città «bella» («kalè polis», in greco), apparentemente un’isola nel mare, con le cupole abbaglianti delle sue chiese. Giustamente famosa, Gallipoli è, con Lecce, con Otranto e con Leuca, una delle meraviglie del Mediterraneo e merita una sosta prolungata.
Il borgo medioevale, i vicoli tortuosi e stretti che irrompono fin dentro le case, i bastioni, il castello, le chiese, la fontana greca rimaneggiata in epoca rinascimentale, i palazzi baronali rappresentano un’attrazione che raramente una città può dare e rendono altamente istruttiva una vacanza consumata nell’abbraccio caldo della sua ospitalità.
Lido Conchiglie, una distesa di dune, la spettacolare Montagna Spaccata, ed è subito la riviera di Nardò: Santa Maria al Bagno, già famosa per le sue terme e per il porto romano, ridente località balnerare, e Santa Caterina, protetta dalla «Torre dell’Alto» che la domina dal «dirupo della Dannata» e dall’omonima torre del XVII secolo. Notevole in questa zona il Parco naturalistico di Portoselvaggio, con la Grotta del Capelvenere e la Grotta di Uluzzo, mentre invitanti e trasparenti sono le acque della Baia di Uluzzo, con gli archivi della preistoria nelle grotte del Cavallo e di Uluzzo.
Un cenno a parte merita la «Palude del Capitano», pozzi e anfratti carsici dove i profumi delle tamerici, della salvia, dei giunchi spinosi e della flora mediterranea si fondono con i colori intensi delle acque risorgive del mare, offrendo l’ambiente ideale per molte specie animali.
A ricordarci tempi di perenni allarmi e di incursioni, ecco ancora una volta di scena le torri. Da Torre Inserraglio, Torre Sant’Isidoro e Torre Squillace, sempre in territorio neretino, alla superba Torre Porto Cesareo e a Torre Chianca (Porto Cesareo), la costa segue un andamento nodoso, ù intercalata da calette e piccole insenature con acque purissime.
Porto Cesareo, già centro basiliano, è oggi un notevolissimo centro turistico, con 17 chilometri di spiagge attrezzate guardate a vista da un arcipelago di isolotti, il più noto dei quali è l’Isola dei Conigli.
Link utili:
- Sito ufficale della Provincia di Lecce
- Pagina di Wikipedia sulla Provincia di Lecce
- Trova Lecce su Google Maps